Istituto Comprensivo Gozzi Olivetti

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27 gennaio - Giorno internazionale della Memoria

Oggi, 27 gennaio, ricorre l’anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte delle truppe sovietiche, avvenuto nel 1945. 

Si celebra oggi in tutto il mondo il Giorno della Memoria, per "ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati" (Art. 1 della Legge 111/2000).

Questa, nei fatti e nelle parole della Senatrice a vita Liliana Segre, allora bambina, la persecuzione fascista contro gli ebrei; ed era soltanto l’inizio.

 

Mi chiamo Liliana Segre, sono nata a Milano nel 1930 e a Milano ho sempre vissuto. La mia famiglia era ebraica agnostica, cioè non frequentavamo il Tempio o ambienti ebraici. Io ero una bambina amatissima, vivevo in una bella casa della piccola borghesia, insieme a mio padre e ai miei nonni paterni, in quanto la mia mamma era morta poco dopo la mia nascita. Mi ricordo la sera di fine estate del 1938: avevo fatto la prima e la seconda elementare in una scuola pubblica del mio quartiere, quando mio padre cercò di spiegarmi che siccome eravamo ebrei, non sarei più potuta andare a scuola. Quel momento ha segnato una cesura tra il prima e il dopo; era difficile per mio padre, con un sorriso commosso, spiegarmi quel fatto: io che mi sentivo così uguale a tutte le altre bambine, invece ero considerata diversa. Mi ricordo la fatica di dover cambiare scuola e di non dover dire mai niente nei primi giorni nella nuova scuola di quella che io ero al di fuori delle mura scolastiche. Le bambine con le quali ero stata a scuola nei primi due anni, quando le incontravo per strada, mi segnavano e dicevano che io non potevo più andare nella loro scuola in quanto ero ebrea. Io sentivo e vedevo quelle risatine e non capivo perché facessero così. Mi ricordo come cambiò la nostra vita: ad esempio suonavano alla porta, mia nonna andava ad aprire ed io dietro di lei; erano dei poliziotti che venivano a controllare i documenti. Mia nonna, piemontese, li faceva accomodare in salotto e offriva loro dei dolcetti e questi rimanevano spiazzati, in quanto dovevano trattarci da “nemici della patria”; noi che nella nostra famiglia avevamo avuto mio zio e mio padre ufficiali nella Prima Guerra Mondiale, loro che si ritenevano italiani, patrioti. […]

Gli anni di persecuzione si snodarono uno dopo l’altro, le leggi razziali fasciste erano così umilianti, perché avevano deciso che questa minoranza (35.000 – 37.000 ebrei italiani di allora) fosse declassata a cittadini di serie B. Era difficile essere cittadini di serie B, in una zona grigia come la nostra; la solitudine si faceva tangibile vedendo coloro che finora erano stati amici, allontanarsi da noi, perché è

sempre facile essere amici di chi è sulla cresta dell’onda, ma non di quelli che sprofondano inesorabilmente.

 

Vale la pena leggere l’intera testimonianza, che si trova qui:

 

https://www.unive.it/pag/fileadmin/user_upload/dipartimenti/DSLCC/documenti/DEP/numeri/n2/11-Testimonianza_Segre.pdf

 

Liliana Segre conclude così:

Ma se ogni tanto qualcuno sarà candela accesa e viva della memoria, la speranza del bene e della pace sarà più forte del fanatismo e dell’odio dei nostri assassini.

Siate voi, siamo tutti, oggi e domani, candela accesa e viva di questa memoria.

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